Non vi è nulla di più fugace che il cibo ... ma nella memoria il suo ricordo rimarrà immortale ...


domenica 15 gennaio 2017

I PIATTI DEL RICORDO .... RIVISITAZIONI DI FREDDI INVERNI: LA CASSOEULA VEGETALE

Uno dei piatti preferiti in casa nostra era la fatidica cassoeula, piatto tipicamente milanese e lombardo, la cui origine sembra fare riferimento ai festeggiamenti di Sant'Antonio Abate dato che, il 17 gennaio, si concludevano le operazioni di macellazione dei maiali.
Di conseguenza, nelle case contadine, si cucinavano piatti economici, caldi e ricchi dei prodotti presenti nella dispensa in quel momento ..... come il maiale & le verze.

La verza è un tipico prodotto invernale spesso declassato alla verdura dei poveri ma, come sempre nella cucina popolare, risulta un prezioso alleato per la nostra salute.


Ricchissima di flavonoidi e fenoli, risulta un potente antiossidante e, diversi studi scientifici, hanno dimostrato le sue capacità di diminuire i rischi di patologie cardiovascolari, formazioni di tumori al seno, colon e prostata e la contribuzione ad abbassare i livelli di colesterolo "cattivo" nel sangue.

E' fonte anche di vitamina K, preziosa alleata per il benessere delle ossa e sostegno, ad esempio,  nei malati di Alzheimer per limitare i danni neuronali ; contiene sali minerali quali zinco, potassio, manganese, ferro e magnesio

Consumata cruda o bevendone il succo estratto a basso regime di giri, fornisce un ottimo apporto di Vitamina C.

Concludo elencando qualche rimedio naturale, utilizzando verze e cavoli cappucci bianchi :
Per alleviare il dolore dato dal gonfiore dei seni, durante l'allattamento:

  1. Mettere una verza (o un cavolo cappuccio bianco) in frigorifero per almeno due ore.
  2. Sfogliarla e recuperare due foglie interne della grandezza del proprio seno.
  3. Lavare le due foglie sotto acqua fredda ed eliminarne la costa dura centrale.
  4. Posizionare le foglie sui seni, senza coprirne i capezzoli.
  5. Lasciarle sui seni per almeno 20 minuti o, fino a quando, si scalderanno.
  6. L'operazione può essere ripetuta finché il dolore sarà scomparso o, almeno, alleviato.
In caso di gonfiori causati da traumi e contusioni:
  1. Lavare le foglie  e batterne la parte esterna col retro di un coltello (le foglie dovranno leggermente ammorbidirsi ma non tagliarsi ).
  2. Applicare sulla parte interessata le foglie e fasciarla con della garza e un telo di cotone, senza stringere ma, facendo in modo che la verza resti a contatto con la parte da trattare.
  3. Ottimo lasciare che le foglie facciano il loro lavoro per 12 ore, prima di eliminarle.
Mal di testa:
  1. Applicare le foglie sulla fronte e sulle tempie, tenendole ferme con una cuffietta o con un bendaggio morbido, lasciandole agire fino alla scomparsa del sintomo.
La ricetta del ricordo oggi farà a meno del maiale che verrà sostituito con del tempeh della salsiccia vegetale che si può acquistare nei banchi specializzati o produrre in casa con legumi e verdure.
La cottura di questo piatto, a casa nostra si è sempre fatta con la pentola a pressione, cottura intensa e proprio adatta alla stagione fredda.
Se sprovvisti, i tempi si allungheranno leggermente ma non di troppo, trattandosi di un piatto completamente vegetale, mentre i passaggi da seguire saranno i medesimi.
Il risultato finale, come consistenza, dovrà essere morbido e non croccante e anche un po' brodoso.
Piatto dal gusto pieno e dalla forte carica riscaldante ed energizzante .... una vera e propria coccola strong !!!!


CASSOEULA VEGETALE
2 verze medie o 1 grande
1 grossa cipolla
250 g di tempeh
200 g di salsiccia vegetale a piacere (senza glutine se necessario)
2 Cucchiai di olio extravergine di oliva

3 Cucchiai di salsa di soia
1/2 bicchiere di vino rosso
150 ml di brodo vegetale
1 Cucchiaio raso di origano 
1 Cucchiaio di concentrato di pomodoro
sale e pepe q.b.

  1. Lavare la verza, dopo averla privata della parte centrale più dura.
  2. Tagliare le foglie a grossi pezzi e mettere da parte.
  3. Mondare e tagliare la cipolla a mezzaluna, versarla in una pentola a pressione con l'olio, l'origano e un pizzico di sale e lasciare rosolare si fiamma media per qualche minuto, finché diventerà traslucida e leggermente dorata.
  4. Aggiungere il tempeh tagliato a quadrotti e le salsiccette vegetali, lasciare rosolare per un minuto poi sfumare con la salsa di soia mescolando.
  5. Aggiungere il vino, mescolare e lasciarlo evaporare.
  6. Unire la verza tagliata, il concentrato di pomodoro e il brodo vegetale, mescolare poi chiudere la pentola e portare a pressione.
  7. Abbassare la fiamma al minimo e lasciare cuocere per circa 15 minuti.
  8. Spegnere, sfiatare la pressione, aprire e mescolare.
  9. Se il liquido fosse eccessivo, lasciarlo evaporare con pentola scoperta su fiamma alta.
  10. Servire caldo con una fetta di polenta o con del pane integrale casereccio.

giovedì 12 gennaio 2017

IL DOLCE NON E' COSI' DOLCE SENZA L'AMARO ... STORIE E RICETTE DI RADICCHI ROSSI

Definiti “fiori d’inverno”, i radicchi arrivano nella zona del Veneto dal lontano Oriente e dal sud della Siberia.
Si tratta di vegetali, dapprima consumati in forma selvatica per poi essere coltivati con particolari metodi di lavorazione come la stagionatura e l’imbianchimento; la lunga e dettagliata lavorazione di alcuni tipi, ne determina i costi più elevati rispetto la tradizionale insalata verde.
Arrivano così sulla nostra tavola, colorati, croccanti e con il loro gusto leggermente amarognolo che, a molti, non piace.

I radicchi rossi, specie nella qualità tardiva, essendo prodotti tipici della stagione fredda, sviluppano un sapore meno amaro se consumati durante l’inverno, e non dovrebbero essere raccolti prima che abbiano subìto almeno due brinate (come nel caso della verza).
Se coltivati in ambienti o stagioni troppo caldi, il gusto amaro dato dalla concentrazione delle antocianine, diventa eccessivo.

Come tutte le varietà di cicoria, anche i radicchi presentano le lunghe e caratteristiche radici bianche che, in tempi passati dove non si sprecava nulla, venivano ripulite dalla pare esterna, lavate e cucinate lessate oppure affettate sottilmente in versione cruda, cosa che io faccio regolarmente, utilizzando anche il pezzetto che resta alla base, con cui vengono vendute.

Probabilmente, in epoche passate, le foglie erano riservate alla classe dei “ricchi”, mentre le radici venivano consumate dalla comunità più povera.
Nella divertente definizione popolare con cui si rimarcano le caratteristiche principali degli abitanti di varie città, i trevisani venivano dapprima definiti “Pan e tripe” (pane e trippe, cibo diffuso per la diffusa povertà nella zona) ma poi soprannominati “radicioni”.
Le caratteristiche nutrizionali dei radicchi rossi sono molte:
l'elevato contenuto di acqua
la bassissima presenza di grassi, zuccheri e proteine
la percentuale di vitamina A (retinolo)
la presenza di potassio, utile per il bilanciamento dell’effetto del sodio e, di conseguenza, della pressione
Le proprietà depurative (specialmente la fatidica radice bianca), digestive e migliorative delle funzioni epatiche  (tipiche delle verdure dal gusto amaro), diuretiche e lassative (per l’alta presenza di fibre)

Per quanto riguarda i metodi di cottura, i radicchi rossi sono davvero versatili.
Ottimi crudi e affettati sottilmente per colorare e arricchire un’insalata, stufati in padella con l’aggiunta di altri ingredienti come capperi e origano, grigliati o passati al forno e conditi con aceto balsamico o sfumati con succo di arancia, se mescolati con verdure dolci come cipolle o porri, sprigionano un gusto più morbido; sono ottimi persino se utilizzati in preparazioni di pasticceria !!!

Per eliminare l’eccessivo sapore amaro:
  • Si incidono i cespi interi alla base con un taglio a croce e si lasciano immersi in acqua fredda per  un paio di ore.
  • La sera prima di cucinarli (per esempio in un risotto), si portano a bollore 2 pentole di acqua senza sale, si incide sempre la base dei radicchi con un taglio a croce, si sbollentano per 30 secondi nella prima pentola e si passano con una schiumarola, a sbollentare per 2 minuti circa, nella seconda pentola; poi si lasciano in un colino tutta notte, per eliminare il loro liquido rosso (così facendo, però, si perdono parte dei pigmenti).
  • Se cucinati in una versione agrodolce, l’aggiunta in cottura di poco sciroppo d’acero e aceto di mele, ne correggerà l’eccesso di amaro.
Altre informazioni le potete trovare qui 
La ricetta di oggi è dal gusto pieno e tipicamente invernale.


DITALONI INTEGRALI 
CON RAGU' DI RADICCHIO ROSSO

80 g di mandorle pelate e tritate finemente
un bel ciuffo di prezzemolo fresco, tritato grossolanamente
1 cipolla media, tritata
1 spicchio di aglio, tritato
3 Cucchiai di olio extravergine di oliva
1 Cucchiaio di sciroppo d'acero
2 radicchi lunghi di Treviso, affettati finemente
6 pomodori secchi, rinvenuti in acqua calda e tritati finemente
500 g di passata grossolana di pomodoro 
sale e pepe macinato q.b.
 320 g di ditaloni integrali (o altra pasta grossa)*
* nella versione senza glutine ottima la pasta di Teff.
  1. Portare a bollore abbondante acqua.
  2. Nel frattempo scaldare in un tegame l'olio, aggiungere la cipolla, l'aglio e i pomodori secchi tritati, un pizzico di sale e cuocere per 5 minuti, mescolando di tanto in tanto, fino ad appassire e rosolare delicatamente il soffritto.
  3. Aggiungere il radicchio tagliato, un pizzico di sale e lasciare cuocere a fuoco medio-basso e coperto, per 5 minuti circa.
  4. Unire la passata di pomodoro, regolare di sale e di pepe e cuocere per 10 minuti circa a fuoco medio, finché il sugo si sarà leggermente ristretto.
  5. intanto salare l'acqua bollente e cuocervi la pasta secondo i tempi segnalati sulla confezione.
  6. Al termine della cottura, scolare trattenendo una tazzina di acqua di cottura, versare la pasta nel condimento, aggiungere le mandorle tritate e il prezzemolo e mescolare per amalgamare gli ingredienti.
  7. Servire calda.

martedì 10 gennaio 2017

SANI & BUONI I MUFFINS CON CIOCCOLATO

"Solo gli imbecilli non sono ghiotti ... si è ghiotti come poeti ... si è ghiotti come artisti ...."
(Guy de Maupassant)

Le feste sono passate lasciando, probabilmente, il segno .... sulle circonferenze.
Ma non per questo mi voglio privare di dolci coccole, anzi !!!
Basterà qualche accorgimento e nessun sacrificio per i golosauri incalliti come quelli che si aggirano nella mia piccola cucina naturale 😋
In questa ricetta ho applicato qualche trucchetto per rendere più leggeri questi deliziosi dolcetti:
  • Diminuzione degli zuccheri intesa proprio come quantità: contenendo già una farcitura golosa con il cioccolato, anche se extra-fondente, non è necessario utilizzarne in eccesso; inoltre, l'utilizzo di ingredienti non raffinati, caratterizza maggiormente il gusto finale.
  • L'utilizzo di farina di semi di lino al posto delle uova, di farina semintegrale e di crusca di avena fa in modo che, aumentando l'apporto di fibre, il carico glicemico si abbassi.
  • Il cioccolato non è certo un ingrediente dietetico ma, se utilizzato con un valore min. di cacao al 70%, ne risulta un ingrediente goloso e ricco di composti polifenolici con importanti proprietà antiossidanti .... ovviamente non bisogna abusarne 😊
MUFFINS ALLA CRUSCA DI AVENA 
& CIOCCOLATO
Dosi per 6 muffins grandi

130 g di farina semi integrale (tipo 1 o 2)
20 g di crusca di avena
15 g di farina di semi di lino
50 g di sciroppo o malto di riso
40 g di sciroppo d'acero
20 g di latte di mandorle non zuccherato
8 g di lievito in polvere per dolci, senza fosfati
1 Cucchiaio di essenza naturale di vaniglia 
opp. 1/2 cucchiaino di vaniglia in polvere
1 Cucchiaio di aceto di mele
100 g di margarina bio opp. 70 g di olio di girasole
5 g di sale fino

150 g di cioccolato fondente, min. al 70%
  1. Riscaldare il forno a 180° e ungere 6 stampi per muffins grandi o 12 piccoli; volendo si possono usare quelli in alluminio usa e getta (che io lavo e riciclo....) oppure i pirottini appositi e, in questo caso, non servirà ungerli.
  2. Tagliare a tocchetti abbastanza grandi, il cioccolato; mettere da parte. 
  3. Versare in una ciotola la farina, la crusca di avena, la farina di lino, il sale, il lievito e mescolare con un cucchiaio di legno.
  4. Aggiungere, poco alla volta, il latte di mandorle, i dolcificanti, l'olio o la margarina (fusa precedentemente) e mescolare energicamente, fino ad amalgamare gli ingredienti.
  5. Aiutandosi con un cucchiaio o con un dosatore per gelati, distribuire metà dell'impasto negli stampi preparati.
  6. Suddividere i pezzi di cioccolato sull'impasto e coprirlo con il rimanente.
  7. Infornare e cuocere per circa 20 minuti con modalità ventilata, fino a quando la superficie diventerà dorata e, inserendo al centro dei dolcetti uno spiedino di legno, ne uscirà asciutto ... o solamente sporco di cioccolato !
  8. Lasciare intiepidire su una griglia, prima di servire.

lunedì 9 gennaio 2017

LA NON RICETTA PER LE CORONE DEI MAGI

"Giace inquieta la testa che indossa una corona"
(William Shakespeare)
La "nonricetta" è quella ricetta a prova di "scimmia";
quella non semplice, ma semplicissima; 
quella che prepari con  quelchetrovoindispensaonelfrigorifero; quella che, nonostante si utilizzino ingredienti praticamente pronti, fa sempre successo e, soprattutto dopo tanto lavoro in cucina durante le feste natalizie, ti permette di allietare tavola e golosauri con poca fatica: ogni tanto ci vuole il meritato riposo anche per le cuciniere più stachanoviste che non hanno molta voglia e tempo ma non si perdono d'animo 😉
Ecco che, in questa occasione, la creatività nei colori e nelle forme la fa da padrona.
Questi semplici dolcetti sfogliati si vestono a festa, trasformandosi nelle "Corone dei Magi" per rendere dolce anche il pranzo dell'Epifania.
Ovviamente si potranno preparare con una base di sfoglia prodotta in casa e anche con una base di frolla.
La farcitura potrà essere una semplice marmellata del gusto preferito .... o di quello rimasto nel frigorifero ... oppure cioccolato tagliato a tocchetti.

CORONE DEI MAGI SFOGLIATE
2 rotoli di pasta sfoglia, rotonda 
composta di fichi senza zucchero, q.b.
composta di albicocche senza zucchero, q.b.
cioccolato fondente, min. 70%, q.b.
3 cucchiai di latte di soia (o altra bevanda vegetale)
fior di sale, qualche granello (facoltativo)
poco zucchero al velo per decorare (facoltativo)
  1. Levare dalla confezione i rotoli di pasta sfoglia e lasciarli a temperatura ambiente per una decina di minuti.
  2. Scaldare il forno, in modalità statica, a 175°.
  3. Con una rotella tagliapasta, dividere ogni cerchio di sfoglia prima in quattro spicchi e, successivamente, in altri quattro, ottenendo otto spicchi in tutto.
  4. Con una lama affilata, incidere 4 tagli obliqui, come da disegno. 
  5. Distribuire nella parte centrale alla base, la farcitura scelta, nella misura di un cucchiaio raso (io ho alternato le confetture e, in qualche dolcetto ho aggiunto pezzetti di cioccolato).
  6. Spostare l'angolo sx di ogni triangolo (punto A) verso il centro (punto B); ripetere con l'angolo dx (punto C) sempre verso il centro  (punto B).
  7. A questo punto sigillare la base premendo delicatamente con la punta delle dita o coi rebbi di una forchetta, poi trasferire i dolcetti su una teglia bassa foderata con carta forno (volendo, utilizzare quella presente nella confezione).
  8. Spennellare leggermente la superficie della pasta sfoglia con il latte vegetale, a piacere cospargere con qualche granello di fior di sale e infornare per circa 15/20 minuti o fino a quando la superficie risulterà dorata e croccante.
  9. Lasciare raffreddare e servire spolverando a piacere con poco zucchero a velo.

domenica 8 gennaio 2017

ALTERNATIVE ALL' ARROSTO ... COL CAVOLFIORE

Una ricetta semplice ma d'effetto, ottima per questi primi giorni dopo le feste per mantenere allegra la tavola e cucinare light, senza scadere nell'eccessiva frugalità con l'aspetto della dieta post Natale 😉
CAVOLFIORE ARROSTO CON SALSA DI POMODORI AL FORNO
1 cavolfiore bianco medio (circa 350/400 g)

Per il primo condimento:
1 cucchiaino di paprica dolce o affumicata
3 spicchi di aglio
un cucchiaio di foglioline di timo fresco
1 Cucchiaio di olio extravergine di oliva
un pizz. di sale fino
1 Cucchiaio di salsa di soia (shoyu o tamari)
2 Cucchiai di yogurt di soia naturale

4 Cucchiai di vermouth
3 Cucchiai di brodo vegetale
  1. Mondare il cavolfiore dalle foglie esterne, eliminare la parte più coriacea del gambo centrale, pareggiandolo a livello delle inflorescenze, poi inciderlo a croce con una lama affilata, andando in profondità; lavarlo e sistemarlo al centro di una teglia bassa da forno.
  2. In un mortaio, schiacciare gli spicchi di aglio con il timo, l'olio, lo yogurt, il sale, la salsa di soia, fino a ottenere un composto cremoso, regolarne il gusto a piacere, poi spalmarlo con l'aiuto di una spatola, su tutta la superficie del cavolfiore; mescolare il brodo e il Vermouth e irrorare delicatamente il cavolfiore, lasciandolo poi cadere sul fondo della teglia.
  3. Scaldare il forno a 180° modalità ventilata, coprire con un foglio di alluminio, sigillando attorno alla teglia, poi infornare per un'ora e mezza circa o, fino a quando, inserendo uno spiedino al centro, il cavolfiore risulterà morbido ma sempre al dente.
Per il secondo condimento:
il succo e la buccia grattugiata di un limone bio
1 Cucchiaio di sciroppo d'acero
10 pomodori ciliegino o datterino, maturi
un pizz. di sale e pepe
  1.  Quando il cavolfiore risulterà cotto, cospargerne la superficie con la buccia e il succo di limone, mescolati allo sciroppo d'acero.
  2. Tagliare a metà i pomodori lavati, salare e pepare a piacere, poi distribuirli sul fondo della teglia e rimettere il tutto in forno, scoperto, per 20 minuti circa, mescolando ogni tanto con un cucchiaio di legno e irrorando col sugo di fondo il cavolfiore.
Per servire:
una manciata di mandorle in scaglie, tostate
una manciata di prezzemolo fresco, tritato
qualche fogliolina di timo fresco
  1. Trascorso il tempo necessario, servire il cavolfiore sistemandolo al centro di un piatto da portata, distribuendo attorno i pomodori, a piacere, passati per ridurli in salsa e cospargendo con le erbe e le mandorle tostate.

martedì 3 gennaio 2017

DI LENTICCHIE .... O DI RICCHEZZE PARLANDO

Il filosofo Diogene stava cenando con un piatto di lenticchie.Lo vide il filosofo Aristippo che viveva nell’agiatezza adulando il re.Aristippo disse: “Se tu imparassi ad essere ossequioso con il re non dovresti vivere di robaccia come le lenticchie”.Rispose Diogene: “Se tu avessi imparato a vivere di lenticchie non dovresti adulare il re”.
Antony De Mello  da "Il canto degli uccelli"

Le lenticchie consumate il primo dell'anno sono una tradizione famigliare da cui mi è difficile staccarmi .... come la visione e l'ascolto del Concerto di Capodanno della Filarmonica Viennese 😍
E' un'usanza tipicamente italiana a cui vengono date un paio di spiegazioni:
  • La prima è che le lenticchie hanno l'aspetto di piccole monete che, cuocendo, raddoppiano il loro volume .... simbolo quindi di denaro che aumenterà e abbonderà nella nostra vita? Personalmente credo che questa spiegazione sia molto pittoresca ma, in quanto a essere veritiera .... insomma .... parliamone 😼
  • La seconda è che, fin dai tempi antichi le lenticchie, così come i legumi in generale, fossero praticamente l'unica fonte proteica a disposizione del popolo e, essendo le lenticchie sazianti e ricche di proprietà nutrizionali interessanti (fibre, sali minerali, vitamine, proteine ecc..), averne in abbondanza diventava una grande benedizione ..... e questa, ritengo sia una grande verità ❣

Comunque sia, nonostante l'umile retaggio di questi piccoli legumi, introdurli frequentemente nella nostra alimentazione porterà sicuramente grandi ricchezze al nostro organismo e benessere per noi.

Invece del tradizionale lenticchie e cotechino, noi abbiamo preferito una cosiddetta "minestra asciutta" ... né pasta né zuppa ... ma morbida, gustosa e corroborante: niente di meglio per augurare a tutti noi un anno super goloso !!!!!!

SEDANINI DI GRANO VERNA CON STUFATO DI LENTICCHIE 

320 g di sedanini integrali di grano Verna (o altra pasta integrale)
200 g di lenticchie di Castelluccio (o, comunque, piccole)
2 carote
1 batata (o un pezzo di zucca)
2 coste di sedano
2 scalogni medi
2 cm di zenzero fresco e croccante
2 Cucchiai di shoyu o tamari (salsa di soia)
2 Cucchiai di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di paprica dolce
500 ml circa di brodo vegetale, caldo
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
4 foglie di alloro

1 Cucchiaio abbondante di composta di pesche senza zucchero (facoltativo)
Sale e pepe macinato, q.b.
1 cucchiaio di foglioline di timo fresco

Per servire

2 cucchiai di pesto ottenuto frullando:
una manciata di rucola fresca 
un ciuffo di prezzemolo fresco
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
3 gherigli di noce
sale e acqua fredda, q.b.
qualche pezzetto di pomodoro fresco

1. Mondare carote e batate, eliminarne la buccia e tagliarle a pezzetti.
2. Lavare il sedano e affettarlo sottilmente.
3. Mondare gli scalogni e affettarli a mezzaluna sottile.
4. Sbucciare lo zenzero e tritarlo finemente a coltello.
5. Scaldare l’olio in un tegame munito di coperchio, versarvi lo zenzero, l’alloro e lasciare soffriggere a fuoco basso per un minuto, poi aggiungere gli scalogni affettati, un pizzico di sale e rosolare fino a renderli dorati.
6. Unire le verdure, la paprica, condire con sale e pepe e lasciare cuocere per qualche minuto, coprendo con il coperchio.
7. Aggiungere le lenticchie, il brodo caldo, il concentrato di pomodoro e portare a bollore poi abbassare, coprire e lasciare cuocere per circa 40 minuti o, fino a quando, le lenticchie risulteranno morbide e il composto cremoso.
8. Unire la salsa di soia, la composta di pesche (se utilizzata), regolare di sale e pepe poi spegnere e condire con le erbe tritate grossolanamente.
9. Cuocere la pasta in acqua bollente salata, lasciandola al dente, poi scolare (conservando qualche cucchiaio di acqua di cottura, e condire con lo stufato di lenticchie: la consistenza dovrà restare piuttosto morbida, simile a una minestra asciutta.
10. Distribuire in piatti fondi o ciotole e servire caldo con un cucchiaino di pesto di rucola al centro del piatto e qualche quarto di pomodorino fresco.

Il grano Verna è una varietà di grani antichi la cui coltivazione è stata accantonata nell’epoca moderna a causa della bassa resa come produttività.
Da poco è stato riscoperto e viene utilizzato per la preparazione di farine rustiche ma dal gusto delicato e con un buon fattore di panificabilità nonostante la bassa percentuale di glutine.

Le sue caratteristiche nutrizionali e gastronomiche sono davvero interessanti:

· Contiene solo il 12% di proteine (soprattutto albumine, globuline e glicoproteine), percentuale modesta rispetto ad altri tipi di frumento, che lo rende più digeribile in caso di intolleranze; 
· Il glutine, invece, è presente con una percentuale pari allo 0,9% rispetto al 14%, riferimento medio delle più comuni farine presenti sul mercato quindi, pur risultando un grano vietato in caso di celiachia, si rafforza la sua caratteristica alta digeribilità.
· Al gusto risulta più delicato nonostante sia integrale.
· La pasta è ottima, soprattutto per cucinare minestre e ricette con condimenti corposi e rustici.

lunedì 2 gennaio 2017

VINO, CIOCCOLATO & PERE .... COCCOLE IN TAZZA

"I veri intenditori non bevono vino. Degustano segreti"
Salvador Dalì
Un dessert ricco di sfumature ma leggero .... il vino, cuocendo, perde la caratteristica alcolica lasciando il proprio aroma.
Un dessert perfetto dopo una cena "importante".
Un consiglio: 
il modo migliore per degustare questo dolce in una cena informale, è quello di prenderle per il picciolo e rosicchiarle, "pucciandole" nella salsa ☺... e non dimenticate di ciucciarvi le dita alla fine !!!!!!

PERE MARTIN SEC CON SALSA DI
CIOCCOLATO AL VINO ROSSO

8 pere Martin-Sec
250 ml di vino rosso a piacere (io ho usato del Merlot)
(riciclando magari un avanzo delle tavole festive)
100 ml di succo di mela ( o acqua)
180 g circa di sciroppo o malto di riso 
200 g di cioccolato fondente, min 70%
2 stecche di cannella
3 chiodi di garofano
Una stecca di vaniglia (o vaniglia in polvere q.b.)
Fior di sale, q.b.

1. Lavare le pere ed eliminare la barbetta inferiore, livellandone la base perché rimangano in piedi, sistemandole sul fondo di una casseruola, munita di coperchio.
2. In una ciotola, miscelare il vino col succo di mela (o l’acqua), il dolcificante scelto, le spezie e un pizzico di sale.
3. Versare il composto sopra le pere, coprire e portare a bollore, lasciando cuocere a fuoco medio basso per circa 15 minuti o, fino a quando, le pere risulteranno morbide ma non eccessivamente.
4. Levare il coperchio e aggiungere il cioccolato tritato grossolanamente, mescolare delicatamente e proseguire la cottura, lasciando restringere leggermente la salsa che dovrà risultare fluida ma vellutata.
5. Eliminare le spezie, regolare la dolcezza della salsa, poi distribuire le pere in ciotoline individuali o in una ciotola più grande, nappandole con la salsa di cioccolato al vino.
6. Servire con una spolverata di fior di sale.

La pera martin-Sec è una piccola pera, soda e dalla polpa granulosa e succosa.
Perfetta per la cottura, viene raccolta nel tardo autunno ma è una pera cosiddetta tardiva (in francese viene chiamata Martin Sec d'Hiver) e la sua caratteristica è quella di completare la propria maturazione con un minimo di due settimana dalla raccolta.

L'ARTE DEL RICICLO ... DAI RACCOLTI D'AUTUNNO AGLI AVANZI DEL NATALE ....

"Ogni frutto ha la sua stagione." Purtroppo.

Roberto Gervaso, La volpe e l'uva, 1989

Alla fine di questo lungo periodo di feste e festeggiamenti, la dispensa trabocca, degli avanzi di ingredienti che le hanno rallegrate.
La frutta secca sulla tavola di Natale e di Capodanno diventa simbolo importante di buon auspicio perché, un tempo, era il risultato di abbondanti raccolti di fine estate che venivano conservati con vari metodi, proprio per affrontare l'arrivo del periodo momentaneo di sterilità della terra, tipico della stagione fredda. 
Ed è proprio la frutta secca l'ingrediente che spesso avanza ma, fortunatamente, oltre che essere buona e nutrizionalmente parlando, ricca, è davvero versatile anche in cucina.
Questa ricetta è perfetta per riciclare le albicocche secche, ma può essere preparata anche con l'aggiunta di pezzetti di prugne, fichi e datteri, da aggiungere dopo aver ottenuto la crema con le albicocche.
I pistacchi, a loro volta, potranno essere sostituiti con noci e/o nocciole .... insomma, da brava ricetta "svuotadispensa", le variazioni diventeranno molteplici !!!!!



BUDINO DI ALBICOCCHE ALL’ARANCIA & PISTACCHI

500 G di albicocche secche
Il succo e la buccia di un’arancia
3 Cucchiai di sciroppo di riso
Un pizz. Di sale fino
100 g di pistacchi sgusciati, tritati a granella
Qualche goccia di acqua di fiori di arancio
Una manciata di biscotti secchi vegan e senza zucchero
3 cucchiai di Cointreau

1. Mettere le albicocche in una ciotola e lasciarle in ammollo con acqua tiepida per circa 3 ore.
2. Scolarle, bagnarle con un paio di cucchiai di Cointreau e il succo di arancia, coprire e lasciare riposare per 2 ore.
3. Trascorso il tempo necessario, scolare le albicocche, conservandone il liquido rimasto nella ciotola, versare in una casseruola, coprirle a filo con acqua, unire un pizzico di sale, lo sciroppo di riso e cuocere a fuoco lento, fino a quando il liquido sarà assorbito.
4. Spegnere, aggiungere la buccia di arancia grattugiata, l’essenza di fiori di arancio e frullare con il minipimmer fino a ottenere una crema.
5. Prendere sei vasetti di vetro oppure ciotoline individuali e distribuirvi sul fondo una cucchiaiata di crema di albicocche.
6. Intingere nella marinatura delle stesse (arancia e liquore), i biscotti secchi e sistemarli sulla crema.
7. Cospargere con i pistacchi e proseguire ancora con la crema di albicocche, biscotti, pistacchi, fino a terminare gli ingredienti a disposizione, concludendo le composizioni con uno strato di albicocche.
8. Cospargere con granella di pistacchio, decorare con un gheriglio di noce, coprire con pellicola trasparente e lasciare riposare in frigorifero per un paio di ore.
9. Un’oretta prima di servire, levare la pellicola trasparente e lasciare a temperatura ambiente.

domenica 1 gennaio 2017

I COLORI DEL NATALE .... VERDE COME ...

"L'amore è come un albero: spunta da sé, getta le sue radici in tutto il nostro essere, e continua a verdeggiare anche sopra un cuore in rovina...."
Victor Hugo

Il verde è un colore carico di simbolismi antichi legati alle origine del Natale.

Ai tempi dei Romani, durante il periodo tra il 17 e il 25 dicembre, si celebravano riti propiziatori dedicati al dio Saturno, divinità protettrice dell’agricoltura.

Così era usanza scambiarsi rami di agrifoglio e di edera quale augurio di lunga vita, pace e buona fortuna tra le famiglie che si accingevano a superare le difficoltà di un rigido inverno.

Queste piante erano considerate potenti e magiche, poiché risultavano “sempreverdi” anche durante la stagione fredda quando il resto della vegetazione perdeva le proprie foglie e cadeva in un lungo letargo.

Con l’agrifoglio si preparavano corone da appendere sulle porte e sulle pareti di casa durante il solstizio d’inverno, quale simbolo dell’attesa del risveglio della natura.

Nel corso degli anni il colore verde è diventato simbolo di vita (colore predominante nel mondo vegetale) e, nel cristianesimo, le stesse piante sono state utilizzate come simboli che ricordavano il Cristo, con la sua morte e la successiva rinascita.

Anche oggi, uno dei simboli di buon auspicio più diffusi in occidente, è il quadrifoglio verde; questo colore diventa così anche segno di abbondanza di denaro e di fortuna in generale.

Il colore verde, a livello di emozioni e in psicologia, emana sensazioni di calma e di equilibrio, compassione ed armonia ed è simbolo di amore e di abbondanza, nonché di fertilità.

Di contro, è il simbolo del fiele, del veleno e dell’invidia …. Ma certamente non a Natale !!!!

La ricetta "verde" può essere un delizioso contorno ma anche il condimento per un riso nero o rosso.
Il consumo regolare di foglie verdi, nell'alimentazione è una sana abitudine: sono ricche di ferro, vitamina C, calcio e aiutano a depurare il fegato .... utili nei giorni post abbuffate ☺

VERDURE CREMOSE .... QUASI ALLA LIGURE ....

600 g di spinaci e erbette, lavati e asciugati
2 patate medie
3 scalogni
3 carciofi
Una manciata di gherigli di noci
Una bella manciata di basilico fresco, lavato e asciugato
Noce moscata, q.b.
Sale e pepe, q.b.
2 cucchiai di mirtilli rossi disidratati
100 ml di panna di soia
2 Cucchiai di olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di lievito alimentare in scaglie 

Per servire (facoltativo)
crauti fermentati non pastorizzati
senape dorata
1. Mondare e affettare sottilmente gli scalogni, versarli in un tegame con le patate, sbucciate e tagliate a dadini con l’olio, un pizzico di sale; lasciare rosolare a fiamma bassa, fino a quando le verdure risulteranno morbide e dorate.
2. Unire le noci, i mirtilli, i carciofi, mondati e affettati sottilmente; salare e pepare e cuocere fino a quando i carciofi saranno teneri.
3. Nel frattempo tritare grossolanamente le foglie verdi, unirle alle verdure rosolate, coprire e lasciare cuocere per qualche minuto, fino a quando risulteranno appassite.
4. Condire con la panna di soia, il lievito alimentare, noce moscata grattugiata a piacere; regolare di sale e di pepe, mescolare gli ingredienti lasciando riprendere per qualche secondo il bollore, poi spegnere e aggiungere il basilico affettato sottilmente; mescolare e servire caldo come contorno o come condimento per un riso nero o rosso, lessato e condito con un filo di olio.

giovedì 29 dicembre 2016

I COLORI DEL NATALE .... ROSSO COME ...

"Nipote di due anni ha scambiato il fiocco del suo pacchetto per il regalo. Il Natale dev’essere questa roba qui. 
Stupore allo stato puro"
Ci sono dei colori che vengono abbinati al Natale: 
il rosso, il verde, l'oro, il bianco e il blu ....
Oggi parliamo di rosso, di quel rosso che riempie la tavola di allegria e di magica atmosfera 💗, quel rosso che richiama alla mente la vitalità

Nel giorno di Natale si trovano diverse simbolismi legati al colore rosso:
  1. Un richiamo religioso prima con la nascita di Gesù e poi con le bacche rosse dell'agrifoglio che, in molte culture, rappresentano le gocce di sangue del Cristo in croce e la Sua successiva rinascita.
  2. Un richiamo pagano con i suoi riti propiziatori per l'augurio di un abbondante nuovo anno di raccolto (la rinascita)... 
  3. E' il colore del sangue e del fuoco e, fin dalla preistoria, ha avuto un importanza rilevante nella società poiché ritenuto il principio della vita.
  4. Col tempo il rosso ha acquisito un simbolismo di regalità con i mantelli rossi e le pellicce di ermellino dei sovrani e la cappa magna delle più importanti autorità religiose, abbigliamento che ha, successivamente, ispirato quello di san Nicola (Babbo Natale); ben si adatta, quindi, anche al nostro Natale, periodo dove il consumismo e la globalizzazione si fa più sfrenata e smodata 😉 
  5. Non dimentichiamo il colore rosso della fatidica e incriminata 🍎 dell'albero del bene e del male, nel Paradiso Terrestre che determina la caduta (e la successiva rinascita) di Adamo ed Eva.
Anche in cucina i colori sono importanti dal punto di vista estetico ma anche salutare.

Il colore rosso nei vegetali è determinato dalla presenza di pigmenti vegetali naturali: carotenoidi & antociani.

Quello contenuto in maggior quantità è il licopene, prezioso antiossidante che riduce la formazione di radicali liberi, diventando un alleato prezioso nella prevenzione di patologie cardiache, cancro e problemi legati alla prostata ma anche nella protezione della pelle in caso di esposizione al sole.

I vegetali di colore rosso, quindi, aiutano le funzione della memoria, la salute del tratto urinario e rafforzano il cuore; i frutti rosso sono ricchi di vitamina C, il cui consumo regolare favorisce il rinnovo cellulare .... mantenendoci più giovani a lungo ☺

Anche il colore viola, ottenuto mescolando blu e rosso, è dato dalla presenza di antociani, potenti antiossidanti.

In cucina è divertente osservare le trasformazioni dei colori, come nel caso di questo semplice cavolfiore al limone, ottimo contorno post-abbuffata di Natale.
Conditelo direttamente in tavola e vedrete gli occhi , soprattutto dei bambini, spalancarsi di stupore .... così come deve essere di tradizione nelle feste di Natale !!!!

CAVOLFIORE VIOLA AL LIMONE

1 cavolfiore viola medio/grande
sale e pepe q.b.
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
succo di limone fresco, q.b.

  1. Portare a bollore abbondante acqua, leggermente salata. Il sale non eccessivo (un cucchiaio scarso in circa 3 litri di acqua), aiuterà il cavolfiore a mantenere un colore più brillante, a mantenere maggiormente all'interno i sali minerali e ad attenuare il sapore forte del cavolfiore stesso).
  2. Mondare e lavare il cavolfiore, suddividendolo in cimette medie, tagliando a pezzetti anche la parte centrale del fusto e le eventuali foglie più tenere.
  3. Sbollentare le cimette di cavolfiore nell'acqua, per qualche minuto, fino a quando risulteranno tenere ma sempre al dente; questo permetterà al cavolfiore di non accentuare sia l'odore che il sapore dello zolfo; scolare e lasciare intiepidire.
  4. Ridurlo a cimette più piccole e versarle in una ciotola.
  5. Al momento di servire, condire con sale e pepe, olio e una bella spruzzata di limone: immediatamente, a contatto con lo stesso, il colore viole diventerà screziato di rosso !!!