Non vi è nulla di più fugace che il cibo ... ma nella memoria il suo ricordo rimarrà immortale ...


Visualizzazione post con etichetta "REGIONANDO" SULLE NOSTRE TRADIZIONI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta "REGIONANDO" SULLE NOSTRE TRADIZIONI. Mostra tutti i post

domenica 4 marzo 2018

CIAMBELLINE ALLO ZIBIBBO

Le ciambelline al vino sono biscotti legati alle tradizioni contadine, diffusi un po' in tutta la zona centrale del nostro territorio.

Sono dolci semplici e che durano nel tempo, preparati  con i prodotti della terra a disposizione nella dispensa delle campagne coma la farina, il vino e l'olio extravergine di oliva e aromatizzati con semi di finocchio o di anice, granella di frutta secca o cacao amaro in polvere.
Il vino può essere bianco, rosso o liquoroso, in alcune regioni si preparano con il vino cotto... una ricetta "svuotadispensa" !

Erano il dessert di fine pasto accompagnato dal vino rimasto in tavola o da uno liquoroso, ma sono ottimi anche con una fumante tazza di tè.

CIAMBELLINE ALLO ZIBIBBO 


500 g Di farina 0 o semintegrale
125 g di olio extravergine di oliva, girasole o mais
150 g di zucchero oppure 100 g di malto di riso
150 g di vino bianco/rosso o liquore a scelta
1 Cucchiaio di semi di anice/ fiori di lavanda / buccia di limone o arancia / cannella ecc… , a piacere
una manciata di cioccolato fondente tritato, a piacere
½ bustina di lievito per dolci opp. 1 cucchiaino di bicarbonato
Un pizzico di sale

1. Impastare tutti gli ingredienti, ricavare con le mani delle strisce cilindriche con diametro di circa 1 cm, poi unire i due capi e ricavarne delle ciambelle a misura desiderata.
2. Distribuirle su una teglia bassa, foderata con carta forno, cospargere a piacere con zucchero semolato e infornare a 180° (statico) per 20/25 minuti circa o fino a quando diventeranno leggermente dorate.
Si conservano a lungo chiusi in scatole di latta.... sempre che riusciate a resistergli  😋

mercoledì 3 gennaio 2018

DHAL SPEZIATO ... LE LENTICCHIE DI CAPODANNO ALTERNATIVE

Mangiare lenticchie alla mezzanotte dell'ultimo dell'anno o per il pranzo di Capodanno, è una delle tradizioni più diffuse in tutta Italia e la leggenda più conosciuta che accompagna questo antico rito è quella che lega il consumo di lenticchie a un successivo anno economicamente proficuo e generoso.
Ma sono anche simbolo di "lunga vita" per le loro caratteristiche nutrizionali importanti e la resistenza botanica alle intemperie ... qualità che si spera di "assorbire" mangiandole in abbondanza.

Le lenticchie sono il primo ingrediente cucinato di cui si trova testimonianza scritta che risale a circa 4000 anni fa  e la sua coltivazione pare sia partita dall'antico Egitto, attorno al 525 a.C.

Simbolicamente se ne trova traccia nell'Antico Testamento (libro della Genesi) quando Esaù abdica in favore del fratello Giacobbe in cambio di un piatto di lenticchie rosse, metafora che ancora oggi è utilizzata per definire chi si "vende" a poco prezzo o non si da il giusto valore.

Per millenni, insomma, sono state cibo apprezzato o disprezzato, secondo le epoche e i popoli mantenendo però intatto, con la loro semplicità, il proprio valore sia nutrizionale che simbolico !!!!

Per questo Capodanno le ho cucinate in modo differente, servendole sotto forma di crema speziata, un po' per richiamare l'atmosfera "Bollywoodiana" del cenone un po' per cambiare.

Golose in versione più densa come accompagnamento alle pietanze o spalmate su crostini, oppure più diluite per creare una corroborante e sostanziosa zuppa !!!

DHAL SPEZIATO

150 g di pomodori maturi 
oppure conservati
1 cipolla media, mondata 
1/2 spicchio di aglio (facoltativo)
2 cm di radice di zenzero fresca, pelata 
2 cm di curcuma fresca, pelata opp. 1 cucchiaino in polvere
1 cucchiaino raso di curry medio
1/4 di cucchiaino di coriandolo in polvere
una macinata di pepe
sale fino q.b.
3 foglie di alloro
20 g di olio extravergine di oliva
130 g di lenticchie rosse (quelle decorticate)
300 ml di acqua o brodo vegetale
sale q.b.
una manciata di prezzemolo o coriandolo fresco

  1. Tritare grossolanamente la cipolla, l'aglio, lo zenzero e la curcuma fresca, rosolare in un tegame con l'olio, l'alloro e un pizzico di sale fino a quando saranno traslucide e morbide, aggiungendo se necessario poca acqua.
  2. Unire le spezie e tostarle su fiamma bassa mescolando continuamente poi aggiungere i pomodori tritati, sale, pepe e cuocere per 5 minuti, mescolando.
  3. Infine, unire le lenticchie precedentemente risciacquate e scolate, mescolare poi unire l'acqua o il brodo vegetale e portare a bollore poi coprire, abbassare la fiamma e cuocere per circa 25 minuti o fino a quando saranno morbide e avranno raggiunto al consistenza desiderata, tenendo presente che, raffreddandosi, il composto si addenserà.
  4. Regolare il sapore a piacere e servire caldo spolverando con il prezzemolo o il coriandolo fresco tritati grossolanamente.

sabato 30 dicembre 2017

PICCOLI APPUNTI PER UN BUON CAPODANNO !!!!


Non ho mai amato festeggiare l’ultimo dell’anno partecipando a malmesse cene e ammucchiata in qualche locale dove assistere all’assalto del buffet come se non ci fosse un domani .



Per me le feste di tutto il periodo natalizio hanno il profumo di casa e il calore della famiglia.

Ricordo quanto mi piacesse da bambina attendere la mezzanotte alzata e vestita della festa, la tavola apparecchiata con la tovaglia natalizia, rigorosamente rossa, il servizio di porcellana bianca col bordo d’argento, corredato con sottopiatti e posate anch’essi d’argento, conservati religiosamente per il resto dell’anno negli appositi panni blu e i bicchieri di cristallo.

Il centrotavola luccicante di lustrini dorati, le pigne spruzzate di neve che avevamo fatto assieme e l’albero di Natale maestoso e regale con tutte le luci accese che, da 80 cm iniziali era cresciuto in altezza mano a mano che crescevamo anche noi….

Di conseguenza, per me, festeggiare San Silvestro significa restare in famiglia ma decidendo ogni anno un tema differente e una modalità di servizio e presentazione che permetta di non esagerare con le portate ma che sia divertente e goloso.


Così è nato il “toast party”
il “plate&board del buon augurio”

e, quest’anno, l’etnico “Bollywood party” .... ancora in fase di allestimento :)

Organizzare il cenone di Capodanno richiede un approccio differente dal pranzo di Natale poiché quest’ultimo ci porta a pianificare un menù che, anche se arricchito da nuove tradizioni, mantiene sempre il fil-rouge di quelle familiari …



L’atmosfera di San Silvestro invece dovrebbe stimolare nuove idee anche per quanto riguarda la scelta di un menù e il relativo tema della tavola, proprio per mantenere il filo logico che lega la fine di un anno all’inizio di uno nuovo, momento della vita in cui ognuno di noi spera sempre in cambiamenti sia materiali che spirituali.


L’elenco degli ospiti è il punto di partenza: meglio scegliere tra amici o parenti con cui si ha un legame intenso e che, comunque, rallegrino il nostro cuore e la nostra festa con la loro presenza.

In caso di festa a tema sarà necessario informarli tutti dello stesso, così che si presentino “agghindati” in modo appropriato, seguendo il mood della serata, magari aiutandoli con delle idee che siano semplici, economiche ma d’effetto o procurando personalmente accessori che possano essere d’aiuto !!!

A questo punto bisogna concentrarsi sul menù che dovrà richiamare il tema scelto, organizzandosi in cucina facendo un elenco delle portate che si prepareranno in casa e di quelle che saranno ordinate all’esterno.

Una volta organizzato il menù sarà necessario occuparsi anche della tavola e della casa che saranno decorate sempre mantenendo il tema scelto, ricordandosi di preparare una collection musicale adatta alla serata.Per questo tipo di cena è consigliabile organizzare il servizio a buffet comprensivo di frivolezze “finger food” ma anche piatti da portata con cibi caldi serviti con cura e garbo, facendo attenzione ai colori e alle consistenze.

No alle teglie di alluminio e ai contenitori usa e getta comuni …. Sul mercato se ne trovano di ottimo livello e che fanno una bellissima figura .

I dolci in quest’occasione non potranno mancare …. Meglio dimenticare il classico panettone e pandoro già propinato a Natale e durante tutto il periodo dell’avvento … a meno che lo si presenti “vestito a festa”.

E, a proposito di vestiti, possiamo mantenere qualche piacevole tradizione come quella che prevede l’indossare un abito nuovo di zecca … o accontentarsi di un accessorio nuovo che ravvivi il proprio guardaroba.

I rumori forti servono a spaventare gli spiriti maligni assicurandosi un anno nuovo senza problemi …. Ma basteranno i battiti delle nostre mani e i tappi delle bollicine che spareranno al soffitto .

Il vischio appeso sopra lo stipite della porta del soggiorno potrà diventare luogo di dispensazione di baci e relative fotografie.

Concludendo, per trascorrere un ultimo dell’anno indimenticabile, non servirà organizzare cose impensabili ammazzandosi di lavoro in cucina … Basterà pianificarlo col cuore perché, in cucina, sarà sempre l’arma vincente …



Vi auguro un sereno 2018 …. Goloso e profumato come i biscotti di pandizenzero … spumeggiante come le bollicine di Champagne e, colorato con un mercato delle spezie !!!!!!

giovedì 6 luglio 2017

DAL "GUSTATIO" ALL'APERICENA ... SEMPLICI O TRISTI STORIE DI ANTIPASTI: AVOCADO GRIGLIATO

L'antipasto è una delle portate  preferite che affonda le proprie radici nella storia.
Già ai tempi degli antichi romani si serviva prima della cena il gustatio, vero e proprio antenato del moderno antipasto che consisteva in piccole porzioni di cibo saporito e gustoso adatto a stimolare l'appetito e a chiudere i famosi buchi in attesa delle portate vere e proprie. 
Si cominciava con vari ortaggi, serviti normalmente crudi, per finire con l'uovo sodo o dei frutti di mare.
Cicerone le definiva promulsis facendo riferimento al vino mielato che veniva servito in accompagnamento a queste vivande ovvero il mulsum.
Questa bevanda era solitamente ottenuta da una miscela composta da tre parti di mosto derivato dallo schiacciamento grossolano di uve provenienti da viti che crescevano nei pressi di alberi e che venivano vendemmiate in giornate particolarmente secche, a cui veniva aggiunta una parte di miele. 
Il composto si lasciava fermentare per un mese circa, prima di essere filtrato e rimesso a riposare fino al momento del consumo.

Passato il tempo dei romani, l'usanza dell'antipasto fu abbandonata per ricomparire attorno al '500 con il termine proprio di ante-paestum ovvero prima del pasto.

Detta così sembrerebbe che l'antipasto sia una semplice tradizione che si trovava sulle tavole dei ricchi mentre, in effetti, questa curiosa abitudine di spiluccare prima di sedersi a tavola è da sempre presente anche nell'abitudine popolare regionale.

Basti pensare ad alcune regioni italiane dove ha grande rilievo questa portata come il Piemonte con le sue tante golosissime salse e giardiniere di verdura, fritti e carpioni oppure alla Puglia e la Campania con  focacce e friselle farcite, i fritti, i frutti di mare e così via.

Vero è che tale tradizione spesso non era solo un antipasto che iniziava qualcosa, ma un modo di cominciare e concludere il pasto stesso semplicemente con una modalità di servizio differente e simile a quella utilizzata nel periodo medievale: tutte le portate sul tavolo dando la possibilità a ciascun commensale di servirsi a proprio piacimento.

Quindi, in questi casi, non si trattava più di un antipasto .... ma di un vero e proprio "apericena" nuovo termine, forse un po' improprio, per definire una delle ultime mode in fatto di aperitivi.

L'aperitivo è dunque una conseguente modernizzazione dell'antico gustatio che, oltre al "libero" servizio non richiede neppure più la necessità di sedersi a tavola ma offre l'opportunità di socializzare in modo più efficace e veloce tra gli ospiti.

Fatto sta che aperitivi e antipasti sono sempre molto apprezzati da tutti anche se, forse, ultimamente troppo inflazionati così da perdere lo smalto del classico aperitivo alla milanese che faceva molto chic per diventare un triste all you can eat di scarso livello ....
saper scegliere, anche in questa occasione, è una qualità importante da coltivare nella vita !!!!

Oggi la ricetta parla di una frivolezza che può essere antipasto ma anche pranzo leggero e sostanzioso allo stesso tempo:

AVOCADO GRIGLIATO

2 avocado a giusta maturazione*
150 g di pomodorini sodi e maturi
il succo di 1 lime
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
1/2 cucchiaio di salsa di soia naturale 
(shoyu o tamari per ricetta senza glutine)
250 g di yogurt di soia o vaccino naturale e non dolcificato
qualche filo di erba cipollina
sale e pepe a piacere
1 cucchiaio di senape dolce in crema
qualche foglia di menta fresca
qualche foglia di basilico fresco
un pizz. di aglio in polvere
peperoncino fresco piccante (facoltativo)
fettine di pane croccante per servire
  1. Lavare i pomodori, tagliarli a metà e condirli con sale, pepe, olio, salsa di soia, origano e un pizzico di aglio in polvere; lasciarli riposare 15 minuti.
  2. Nel frattempo scaldare una padella o piastra per grigliare e cospargerla con una presa di sale fino.
  3. Scolare i pomodori dalla marinata e grigliarli su entrambi i lati per un minuto circa; rimetterli nella marinata e conservare a parte.
  4. Versare lo yogurt di soia in una ciotola e frullarlo con un cucchiaio di olio, la senape, l'erba cipollina e qualche goccia di succo di lime, regolare il gusto  a piacere e mettere in frigorifero almeno per 30 minuti.
  5. Al momento di servire, lavare gli avocado e asciugarli, tagliarli a metà, eliminarne la noce interna, spennellarli con il succo di lime poi grigliarne la parte tagliata per qualche minuto.
  6. Con l'aiuto di un cucchiaio levare la polpa dal guscio spennellandone il dorso con altro succo di lime, tagliare un pezzettino alla base, orizzontalmente, perchè rimanga saldo al piatto.
  7. Farcire con una cucchiaiata di salsa di yogurt, distribuirvi i pomodori grigliati e condire a filo con la marinatura rimasta.
  8. Servire cospargendo con foglie di menta e basilico fresco, spezzettate a mano e, a piacere, con fettine di peperoncino fresco piccante e accompagnare con fettine di pane tostato e croccante.
Variazioni:
  • In una versione vegetariana, sostituire lo yogurt  con panna acida semplicemente mescolata a erba cipollina tritata finemente.
  • Sostituire totalmente o parzialmente lo yogurt con una salsa ottenuta frullando ceci lessati e i rimanenti ingredienti in lista.
* Come scegliere e conservare un avocado
  • Tipo più grande, lucido e verde brillante: 
  • la buccia deve essere di colore verde brillante e omogeneo, senza macchie grosse ma solo leggermente puntinato.
  • al tatto, premendo delicatamente un polpastrello sulla buccia, deve cedere leggermente dando una sensazione di burrosità ma non deve restare l'impronta del dito altrimenti significa che è troppo maturo.
  • Tipo piccolo, scuro e rugoso:
  • più il frutto sarà maturo più la polpa si staccherà dalla buccia creando addirittura la sensazione di un guscio vuoto soprattutto nella zona alta del picciolo.
  • quindi, in questo caso, la buccia non dovrà risultare eccessivamente secca e dura e, al tatto, dovrà essere attaccata alla polpa.
  • in generale il frutto non dovrà essere eccessivamente duro .... altrimenti ci vorrà qualche giorno per completarne la maturazione avvolgendolo in carta da giornale o sistemandolo fra mele e e banane che ne accelereranno la stessa.
  • Se non lo si consuma tutto subito, cosa che sarebbe preferibile perchè ha tempi di ossidazione velocissimi, meglio lasciarne la metà avanzata nella sua buccia, spennellarlo con limone e coprirlo con pellicola trasparente che dovrà aderire perfettamente al frutto tagliato.
  • Anche in questo caso, però, il frutto dovrà essere consumato nel più breve tempo possibile.

sabato 22 aprile 2017

ERBE DI CAMPO .... CON COTTURA "INTEGRALE"

"Le piante e i fiori sono come i nostri progetti: 
alcuni non si sviluppano, 
altri crescono quando meno ce lo aspettiamo"

Romano Battaglia - Silenzio, 2005

Avevo già fatto accenno alle erbe di campo qui con una ricetta davvero gustosa ed è ritornata, finalmente, ancora la stagione delle erbe spontanee che si potrebbero raccogliere sulle colline marchigiane (e non solo) ma per cui è necessario possedere un buon livello di competenza sia per riconoscerle che per scegliere i luoghi dove farlo 😉

Le erbe di campo possiedono ottime risorse di vitamine, sali minerali, carboidrati (per questo bisognerebbe consumarne anche le radici)  e, ognuna, possiede proprietà molto interessanti come quelle depurative, detossinanti e così via .... oltre a quelle organolettiche con sapori, consistenze e colori differenti.
Credits https://terradiciona.com/

Cicoria, bietola rossa, borragine, tarassaco e papavero le ho cucinate in modo differente ma sempre con una ricetta all'antica, perché queste erbe hanno un richiamo atavico che ti riallaccia alla Madre Terra e alla sua straordinaria generosità nello sfamare per millenni anche le popolazioni più povere che traevano dalle erbe selvatiche ricche fonti di nutrimento, permettendo loro di sopravvivere anche in momenti difficili e di carestia.


ERBE DI CAMPO "INTEGRALI"

500 g di erbe spontanee miste
2 patate
2 carote
3 cipollotti freschi
3 Cucchiai di passata di pomodoro
oppure 2 pomodori maturi, tritati
peperoncino fresco a piacere
sale q.b.
2 Cucchiai di olio extravergine di oliva

  1. Lavare accuratamente le erbe; se raccolte con la radice, grattarne la parte esterna, conservandola con le foglie.
  2. Pulire i cipollotti e affettarli sottilmente, mettendo da parte il verde.
  3. Sbucciare le patate e tagliarle a tocchetti, idem con le carote, tagliandole un po' più sottili.
  4. Versare in un tegame con l'olio, la parte bianca dei cipollotti, il peperoncino affettato sottilmente, aggiungere un pizzico di sale e fare rosolare per un paio di minuti poi unire le carote, le patate, il pomodoro e le erbe, salare leggermente, mescolare, coprire e lasciare appassire su fuoco basso, aggiungendo acqua calda poco alla volta, fino a quando erbe e verdure saranno morbide.
  5. A questo punto levare il coperchio, regolare il gusto a piacere e lasciare asciugare le verdure su fiamma vivace, mescolando spesso.
  6. Spegnere, aggiungere la parte verde dei cipollotti e servire con fette di pane casereccio bruschettato.
NB: 
Con questa modalità di cottura, le erbe spontanee manterranno il loro gusto deciso e intenso.
Per avere un sapore più delicato, sbollentarle precedentemente in acqua leggermente salata, scolarle e aggiungerle verso la fine cottura delle verdure. 

sabato 4 febbraio 2017

L'ANTICO AMARO CHE FA BENE.... RADICCHIO AL CARTOCCIO

UN FIA' DE LA ME TERA
(Alberto Albanese Jr)

Lontan da la me tera,
tra tanta zente
che no' gera la me zente,
solo,
co' 'l cuor desfà,
me consolavo
vardando le vetrine
iluminae.

Aria de Nadal,
festa par tuti,
ma no' par mi
lontan da la me casa,
lontan da la me tera.

Caminavo fiaco
in mezo a quela zente
indafarada e contenta
quando che l'ocio
el s'ha fermà de boto:
in te 'na vetrineta,
ben in mostra,
ghe gera un bel çestel
de radici rosso fogo.

Me son fermà… li go vardai…
no' me pareva vero.
Radici trevisani?…
Se me ga verto 'l cuor,
l'emossion la gera granda…

Sonava le campane,
gera Nadal, festa par tuti
e festa anca par mi
che più no' me sentivo
perso pa' 'l mondo.
Me tegneva compagnia
me confortava 'l cuor,
me dava contentessa
aver nel me disnar
un bel piatel
de radici trevisani:
un fià de la me tera.

La coltivazione del radicchio è una delle antiche attività,  alla base dell'economia veneta.
Come spesso accade in questi casi, assieme al radicchio sono nate diverse leggende e credenze popolari tra cui quella legata alla sua caratteristica capacità di purificare.

Così si diceva che, durante il periodo di Quaresima (votato alla pratica dei digiuni purificatori) se le ragazze consumavano solo insalata, specialmente il radicchio, il loro seno sarebbe cresciuto.

Il periodo di Quaresima si applicava dopo il carnevale e l'inverno, momenti in cui l'alimentazione era sovraccaricata di grassi ed eccessi definiti così non per quantità ma proprio per la tipologia di ingredienti che venivano impiegati per cucinare.

Comunque il radicchio (in versione selvatica) veniva indicato fin dai tempi antichi, in caso di disturbi di stomaco o dove si presentasse la necessità di tonificare l'apparato digerente.
Se ne trovano tracce documentate nell'opera in 5 volumi chiamata "Demateria medica", scritti da Dioscoride medico, farmacista e botanico greco, vissuto a Roma al tempo di Nerone.

Ma non finisce qui .... nella credenza germanica la sua radice veniva dissotterrata con una moneta d'oro o con un pezzo di corna di cervo, nella notte di San Pietro e Paolo per poi essere utilizzata come pianta magica, base per intrugli destinati per far provare il piacere dell'amore, spezzare incantesimi, godere di invisibilità e invulnerabilità.

Una modalità di cottura leggera ma che dona molto sapore è quella del cartoccio.
Servono pochi grassi (se non niente) e molti aromi che verranno appoggiati sul fondo del cartoccio stesso, per poi essere eliminati al momento di servire.

RADICCHIO SAPORITO AL CARTOCCIO

2 radicchi tondi di Verona
sale e pepe q.b.
3 Cucchiai di olio di sesamo (o extravergine di oliva)
1 cucchiaino di origano essiccato
1 Cucchiaio di capperi lavati e tritati finemente
la buccia di mezzo limone bio, grattugiata
mezzo limone
un pizzico di paprica
un rametto di rosmarino
2 spicchi di aglio
un ciuffo di salvia

Per servire:
1-2 Cucchiai di aceto balsamico
qualche foglia di basilico
  1. Scaldare il forno a 180°.
  2. Tagliare i radicchi a metà, verticalmente, eliminando solo il pezzettino eventualmente ossidato alla base.
  3. Lavarlo delicatamente senza staccarne le foglie e sgrondarlo dall'acqua in eccesso, con una centrifuga per insalata.
  4. Tagliare un grande foglio di carta forno, oppure di stagnola, sistemarlo su una teglia bassa e distribuirvi le quattro metà di radicchio con la parte tagliata verso l'alto.
  5. In una ciotola emulsionare l'olio con 1 Cucchiaio di acqua, l'origano, i capperi, la buccia di limone, la paprica, sale e pepe q.b., poi condire la superficie dei radicchi distribuendo l'emulsione in modo uniforme.
  6. Sistemare sul fondo il rosmarino, la salvia, gli spicchi di aglio e il mezzo limone.
  7. Chiudere il foglio di carta forno, creando un cartoccio, infornare per 15-20 minuti circa, secondo la grandezza dell'insalata.
  8. Levare dal forno, aprire il cartoccio, facendo attenzione a non scottarsi con il vapore che si sarà formato e servire con l'aceto balsamico versato sui radicchi, a filo e il basilico spezzettato a mano.
NB: la ricetta può essere arricchita aggiungendo pomodori secchi e olive, tritate grossolanamente.

domenica 15 gennaio 2017

I PIATTI DEL RICORDO .... RIVISITAZIONI DI FREDDI INVERNI: LA CASSOEULA VEGETALE

Uno dei piatti preferiti in casa nostra era la fatidica cassoeula, piatto tipicamente milanese e lombardo, la cui origine sembra fare riferimento ai festeggiamenti di Sant'Antonio Abate dato che, il 17 gennaio, si concludevano le operazioni di macellazione dei maiali.
Di conseguenza, nelle case contadine, si cucinavano piatti economici, caldi e ricchi dei prodotti presenti nella dispensa in quel momento ..... come il maiale & le verze.

La verza è un tipico prodotto invernale spesso declassato alla verdura dei poveri ma, come sempre nella cucina popolare, risulta un prezioso alleato per la nostra salute.


Ricchissima di flavonoidi e fenoli, risulta un potente antiossidante e, diversi studi scientifici, hanno dimostrato le sue capacità di diminuire i rischi di patologie cardiovascolari, formazioni di tumori al seno, colon e prostata e la contribuzione ad abbassare i livelli di colesterolo "cattivo" nel sangue.

E' fonte anche di vitamina K, preziosa alleata per il benessere delle ossa e sostegno, ad esempio,  nei malati di Alzheimer per limitare i danni neuronali ; contiene sali minerali quali zinco, potassio, manganese, ferro e magnesio

Consumata cruda o bevendone il succo estratto a basso regime di giri, fornisce un ottimo apporto di Vitamina C.

Concludo elencando qualche rimedio naturale, utilizzando verze e cavoli cappucci bianchi :
Per alleviare il dolore dato dal gonfiore dei seni, durante l'allattamento:

  1. Mettere una verza (o un cavolo cappuccio bianco) in frigorifero per almeno due ore.
  2. Sfogliarla e recuperare due foglie interne della grandezza del proprio seno.
  3. Lavare le due foglie sotto acqua fredda ed eliminarne la costa dura centrale.
  4. Posizionare le foglie sui seni, senza coprirne i capezzoli.
  5. Lasciarle sui seni per almeno 20 minuti o, fino a quando, si scalderanno.
  6. L'operazione può essere ripetuta finché il dolore sarà scomparso o, almeno, alleviato.
In caso di gonfiori causati da traumi e contusioni:
  1. Lavare le foglie  e batterne la parte esterna col retro di un coltello (le foglie dovranno leggermente ammorbidirsi ma non tagliarsi ).
  2. Applicare sulla parte interessata le foglie e fasciarla con della garza e un telo di cotone, senza stringere ma, facendo in modo che la verza resti a contatto con la parte da trattare.
  3. Ottimo lasciare che le foglie facciano il loro lavoro per 12 ore, prima di eliminarle.
Mal di testa:
  1. Applicare le foglie sulla fronte e sulle tempie, tenendole ferme con una cuffietta o con un bendaggio morbido, lasciandole agire fino alla scomparsa del sintomo.
La ricetta del ricordo oggi farà a meno del maiale che verrà sostituito con del tempeh della salsiccia vegetale che si può acquistare nei banchi specializzati o produrre in casa con legumi e verdure.
La cottura di questo piatto, a casa nostra si è sempre fatta con la pentola a pressione, cottura intensa e proprio adatta alla stagione fredda.
Se sprovvisti, i tempi si allungheranno leggermente ma non di troppo, trattandosi di un piatto completamente vegetale, mentre i passaggi da seguire saranno i medesimi.
Il risultato finale, come consistenza, dovrà essere morbido e non croccante e anche un po' brodoso.
Piatto dal gusto pieno e dalla forte carica riscaldante ed energizzante .... una vera e propria coccola strong !!!!


CASSOEULA VEGETALE
2 verze medie o 1 grande
1 grossa cipolla
250 g di tempeh
200 g di salsiccia vegetale a piacere (senza glutine se necessario)
2 Cucchiai di olio extravergine di oliva

3 Cucchiai di salsa di soia
1/2 bicchiere di vino rosso
150 ml di brodo vegetale
1 Cucchiaio raso di origano 
1 Cucchiaio di concentrato di pomodoro
sale e pepe q.b.

  1. Lavare la verza, dopo averla privata della parte centrale più dura.
  2. Tagliare le foglie a grossi pezzi e mettere da parte.
  3. Mondare e tagliare la cipolla a mezzaluna, versarla in una pentola a pressione con l'olio, l'origano e un pizzico di sale e lasciare rosolare si fiamma media per qualche minuto, finché diventerà traslucida e leggermente dorata.
  4. Aggiungere il tempeh tagliato a quadrotti e le salsiccette vegetali, lasciare rosolare per un minuto poi sfumare con la salsa di soia mescolando.
  5. Aggiungere il vino, mescolare e lasciarlo evaporare.
  6. Unire la verza tagliata, il concentrato di pomodoro e il brodo vegetale, mescolare poi chiudere la pentola e portare a pressione.
  7. Abbassare la fiamma al minimo e lasciare cuocere per circa 15 minuti.
  8. Spegnere, sfiatare la pressione, aprire e mescolare.
  9. Se il liquido fosse eccessivo, lasciarlo evaporare con pentola scoperta su fiamma alta.
  10. Servire caldo con una fetta di polenta o con del pane integrale casereccio.

martedì 3 gennaio 2017

DI LENTICCHIE .... O DI RICCHEZZE PARLANDO

Il filosofo Diogene stava cenando con un piatto di lenticchie.Lo vide il filosofo Aristippo che viveva nell’agiatezza adulando il re.Aristippo disse: “Se tu imparassi ad essere ossequioso con il re non dovresti vivere di robaccia come le lenticchie”.Rispose Diogene: “Se tu avessi imparato a vivere di lenticchie non dovresti adulare il re”.
Antony De Mello  da "Il canto degli uccelli"

Le lenticchie consumate il primo dell'anno sono una tradizione famigliare da cui mi è difficile staccarmi .... come la visione e l'ascolto del Concerto di Capodanno della Filarmonica Viennese 😍
E' un'usanza tipicamente italiana a cui vengono date un paio di spiegazioni:
  • La prima è che le lenticchie hanno l'aspetto di piccole monete che, cuocendo, raddoppiano il loro volume .... simbolo quindi di denaro che aumenterà e abbonderà nella nostra vita? Personalmente credo che questa spiegazione sia molto pittoresca ma, in quanto a essere veritiera .... insomma .... parliamone 😼
  • La seconda è che, fin dai tempi antichi le lenticchie, così come i legumi in generale, fossero praticamente l'unica fonte proteica a disposizione del popolo e, essendo le lenticchie sazianti e ricche di proprietà nutrizionali interessanti (fibre, sali minerali, vitamine, proteine ecc..), averne in abbondanza diventava una grande benedizione ..... e questa, ritengo sia una grande verità ❣

Comunque sia, nonostante l'umile retaggio di questi piccoli legumi, introdurli frequentemente nella nostra alimentazione porterà sicuramente grandi ricchezze al nostro organismo e benessere per noi.

Invece del tradizionale lenticchie e cotechino, noi abbiamo preferito una cosiddetta "minestra asciutta" ... né pasta né zuppa ... ma morbida, gustosa e corroborante: niente di meglio per augurare a tutti noi un anno super goloso !!!!!!

SEDANINI DI GRANO VERNA CON STUFATO DI LENTICCHIE 

320 g di sedanini integrali di grano Verna (o altra pasta integrale)
200 g di lenticchie di Castelluccio (o, comunque, piccole)
2 carote
1 batata (o un pezzo di zucca)
2 coste di sedano
2 scalogni medi
2 cm di zenzero fresco e croccante
2 Cucchiai di shoyu o tamari (salsa di soia)
2 Cucchiai di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di paprica dolce
500 ml circa di brodo vegetale, caldo
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
4 foglie di alloro

1 Cucchiaio abbondante di composta di pesche senza zucchero (facoltativo)
Sale e pepe macinato, q.b.
1 cucchiaio di foglioline di timo fresco

Per servire

2 cucchiai di pesto ottenuto frullando:
una manciata di rucola fresca 
un ciuffo di prezzemolo fresco
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
3 gherigli di noce
sale e acqua fredda, q.b.
qualche pezzetto di pomodoro fresco

1. Mondare carote e batate, eliminarne la buccia e tagliarle a pezzetti.
2. Lavare il sedano e affettarlo sottilmente.
3. Mondare gli scalogni e affettarli a mezzaluna sottile.
4. Sbucciare lo zenzero e tritarlo finemente a coltello.
5. Scaldare l’olio in un tegame munito di coperchio, versarvi lo zenzero, l’alloro e lasciare soffriggere a fuoco basso per un minuto, poi aggiungere gli scalogni affettati, un pizzico di sale e rosolare fino a renderli dorati.
6. Unire le verdure, la paprica, condire con sale e pepe e lasciare cuocere per qualche minuto, coprendo con il coperchio.
7. Aggiungere le lenticchie, il brodo caldo, il concentrato di pomodoro e portare a bollore poi abbassare, coprire e lasciare cuocere per circa 40 minuti o, fino a quando, le lenticchie risulteranno morbide e il composto cremoso.
8. Unire la salsa di soia, la composta di pesche (se utilizzata), regolare di sale e pepe poi spegnere e condire con le erbe tritate grossolanamente.
9. Cuocere la pasta in acqua bollente salata, lasciandola al dente, poi scolare (conservando qualche cucchiaio di acqua di cottura, e condire con lo stufato di lenticchie: la consistenza dovrà restare piuttosto morbida, simile a una minestra asciutta.
10. Distribuire in piatti fondi o ciotole e servire caldo con un cucchiaino di pesto di rucola al centro del piatto e qualche quarto di pomodorino fresco.

Il grano Verna è una varietà di grani antichi la cui coltivazione è stata accantonata nell’epoca moderna a causa della bassa resa come produttività.
Da poco è stato riscoperto e viene utilizzato per la preparazione di farine rustiche ma dal gusto delicato e con un buon fattore di panificabilità nonostante la bassa percentuale di glutine.

Le sue caratteristiche nutrizionali e gastronomiche sono davvero interessanti:

· Contiene solo il 12% di proteine (soprattutto albumine, globuline e glicoproteine), percentuale modesta rispetto ad altri tipi di frumento, che lo rende più digeribile in caso di intolleranze; 
· Il glutine, invece, è presente con una percentuale pari allo 0,9% rispetto al 14%, riferimento medio delle più comuni farine presenti sul mercato quindi, pur risultando un grano vietato in caso di celiachia, si rafforza la sua caratteristica alta digeribilità.
· Al gusto risulta più delicato nonostante sia integrale.
· La pasta è ottima, soprattutto per cucinare minestre e ricette con condimenti corposi e rustici.

domenica 27 dicembre 2015

ERBE STRAGINATE ... AMORE A PRIMO ASSAGGIO ...



"L'amore è un'erba spontanea, non una pianta da giardino"
Ippolito Nievo
Poter trovare erbe di campo anche rimanendo in "città" è un vero piacere .... è così che ho approfittato immediatamente della confezione che vendono presso il supermercato Esselunga, per cucinare una ricetta tipica dell'anconetano, che mangiavo da ragazza a casa della Felicetta, mamma del mio "fidanzatino" di allora .... una vera bontà ..... In questo modo mi aveva insegnato ad apprezzare anche la catalogna, la tanto odiata erbaccia amara, che mia madre mi obbligava a trangugiare nonostante i miei "capricci".
Il Conero possiede uno dei più ricchi patrimoni botanici d'Italia; in quella zona, la misticanza di erbe selvatiche che, un tempo, veniva portata in città dalle contadine del Conero per essere venduta sui mercati della città, viene chiamata "cucina"
Se non trovate le erbe di campo, la ricetta sarà perfetta anche con un misto di catalogna, bietole e cime di rapa.
Può essere arricchita anche con una bella manciata di olive verdi :)

ERBE "STRAGINATE"

300 g di erbe di campo miste 
(bietola, aspraggine, rapastrello, crauto rosso, borragine) 
2 patate medie
2 spicchi di aglio
1 cipolla media
peperoncino q.b.
sale fino q.b.
2 Cucchiai di olio extravergine di oliva 
  1. Lessare le patate finché saranno morbide, poi scolarle e sbucciarle; mettere da parte.
  2. Nel frattempo, scottare le verdure in acqua bollente, leggermente salata, scolarle, tritarle grossolanamente e mettere da parte.
  3. In un tegame, scaldare l'olio, aggiungere la cipolla mondata e affettata sottilmente a mezzaluna, l'aglio sbucciato, privato del germoglio interno e affettato sottilmente, con un pizzico di sale e peperoncino a piacere.
  4. Rosolare fino a quando il soffritto sarà dorato, poi aggiungere le patate e schiacciarle con una forchetta, in modo grossolano, lasciarle insaporire un paio di minuti e unire le erbe lessate.
  5. Regolare di sale a piacere e lasciare rosolare le verdure per qualche minuto, a fuoco vivace, aggiungendo eventualmente, qualche cucchiaio di acqua di cottura, se necessario, per ottenere un composto amalgamato e morbido.
  6. Servire caldo con fette di pane casereccio, bruschettato (senza glutine in caso di problemi legati allo stesso)

venerdì 30 ottobre 2015

..... A SUON DI TROMBETTA .... ANTICHE VERDURE & MINESTRE



"È una gran cosa sapere che pioggia o vento, da qualche parte c’è un piatto di minestra calda che ti aspetta."
Tuco (Eli Wallach), in Il buono, il brutto, il cattivo, 1966

Tipico simbolo delle stagioni che volgono a temperature più fredde, ma anche in versione cruda, adatte alla stagione estiva, zuppe e minestre sono un piatto importante in un’alimentazione equilibrata, quotidiana.

Con una ciotola di minestra si fa un “pieno benefico” per l’organismo, grazie alla considerevole quantità di verdure con le loro meravigliose proprietà nutritive, ma questo, non è il solo pregio di una fumante o rinfrescante minestra:

1. Sono deliziosi ed eccezionali “confort food”, con possibilità di creare infiniti sapori e profumi.
2. Sono ricette economiche, con un valore aggiunto se preparate applicando la filosofia della “cucina degli avanzi”.
3. E’ il modo più semplice per consumare notevoli quantità di ortaggi e legumi, anche da chi non li ama in altri piatti. 

4. E’ un piatto che, se cucinato in modo adeguato, diventa un utile alleato nelle diete ipocaloriche, regalando una bella sensazione di sazietà con ridotto apporto calorico, grazie alla caratteristica di “riempire bene lo stomaco, estendendolo” .
5. Ricche di verdure e legumi, permettono di ottenere piatti equilibrati e sostanziosi, con buone quantità di Sali minerali, vitamine, fibre e una ridotta quantità di grassi, sempre se non se ne aggiungono durante la preparazione.
6. Calda è indicata per preparare lo stomaco a ricevere il cibo, favorendo la digestione e l’assorbimento dei nutrienti del pasto; in caso di raffreddore, il suo calore aiuta a liberare il setto nasale dal muco.

7. Nonostante si denigri "la minestra riscaldata" nei vari proverbi .... il giorno dopo è ancora più buona ;) e diventa una preziosa "schiscéta" da gustare fuori casa, durante la pausa pranzo.

Io le adoro .... una calda e fumante ciotola di minestra o zuppa, che sia di verdure, di legumi o di frutta, mi regala sempre una sensazione di piacevole coccola.
Questa di oggi è una ricetta all'antica, povera ma gustosa, senza particolari tecniche culinarie, cucinata come si usava una volta: tutti gli ingredienti nel "paiolo" e via con una cottura lenta e delicata .... come la sua azione rigenerante ma discreta, silenziosa ma dai potenti benefici.

L'ingrediente principale  è un ortaggio "dimenticato": la zucchina o zucchino trombetta di Albenga, una varietà di zucche diffusa in Liguria, molto probabilmente, dai marinai che la portarono con loro, al ritorno da qualche viaggio esotico.

"Ortaggio dimenticato" soprattutto per le sue dimensioni che possono arrivare anche a 140 cm. di lunghezza, con evidenti difficoltà di stoccaggio nelle, ormai, abitazioni munite di frigoriferi mai abbastanza capienti :) ma anche di stoccaggio per il loro trasporto, che richiedono cassette capienti e lunghe.
Se raccolta quando il frutto risulta ancora immaturo e verde, si utilizza come una comune zucchina, mentre a completa maturazione, la si cucina come una vera e propria zucca.

MINESTRA ALL'ANTICA CON ANTICO ZUCCHINO TROMBETTA DI ALBENGA
Per la minestra
400 g di zucchina trombetta, sbucciata e tagliata a dadini
1 patata grossa, sbucciata e tagliata a dadini
1 C di triplo concentrato di pomodoro
1/2 c di curcuma
1 cipolla, sbucciata e tagliata a dadini
1 carota, sbucciata e tritata finemente
1 costa di sedano, tritato finemente
1 scalogno, sbucciato e tagliato a dadini
2 foglie di alloro
1 rametto di timo fresco
120 g di pasta corta a piacere (senza glutine, in caso di celiachia)
sale e pepe q.b.
Per condire
un ciuffo di prezzemolo fresco, tritato grossolanamente
1 C di olio evo (facoltativo)
2 C di mandorle tostate o bianche, frullate  con 1/2 c di sale fino
  1. In una capiente casseruola o pentola di coccio, versare tutti gli ingredienti, tranne la pasta, per la minestra, coprire a filo con acqua, poi portare a bollore.
  2. Abbassare la fiamma, coprire con un coperchio e cuocere per 40 minuti, o fino a quando le verdure saranno morbide.
  3. Aggiungere la pasta e cuocere secondo i tempi indicati sulla confezione, senza coperchio.
  4. Spegnere, eliminare il rametto di timo e le foglie di alloro, condire con l'olio, il prezzemolo e regolarne il gusto a piacere, poi mescolare energicamente con una frusta da pasticceria per addensarla e servire calda, cospargendo la superficie con le mandorle macinate.

lunedì 27 aprile 2015

UN DOLCE ..... RICORDO



Amici datati di recente .... di luoghi datati in origine ....

I Social network diventano un mezzo prezioso per ritrovare persone e per conoscerne altre .... fili sottili che si intersecano nella trama della mia vita .... fili che spesso mi riportano vicino a lontani ricordi del passato ..... Così una gita nel mantovano, con relativa scorpacciata in compagnia, mi riporta alla mente il ricordo di un dolce dell'infanzia: la sbrisolona.
Torta "simbolo" della pasticceria mantovana, il cui nome deriva proprio da "Brisa" ovvero briciola in dialetto, dalle origine antiche e contadine, nata attorno al 500 durante l'epoca dei Gonzaga, dall'unione di ingredienti poveri e contadini: 
la farina di mais, lo strutto e le nocciole; 
era chiamata anche torta delle tre tazze, proprio perchè la dose dei tre ingredienti era identica e pari a una tazza per ciascuno :)

Nel trascorrere degli anni, la sua consistenza grezza e ruvida si è, poco a poco, raffinata, mescolando la farina della polenta con quella di frumento, sostituendo lo strutto con il burro e le nocciole con le mandorle, dal gusto più delicato, ma le modalità di servirla sono rimaste le stesse: un dolce conviviale, che fa "calore" in famiglia e tra gli amici, spezzandolo a tocchetti, direttamente con le mani e che, prosegue la sua socialità con la raccolta delle briciole che restano nel piatto: azione che ci fa tornare tutti un po' bambini :)

Come sempre, questa è una rivisitazione in versione completamente vegetale e senza zuccheri semplici.... 
la mia nonna Lucia la serviva con bicchierini di rosolio o di liquore all'erba Luisa .....


SBRISOLONA

200 g di farina di mais (meglio tipo Fioretto)
200 g di farina di farro
200 g di margarina bio di girasole
200 g di mandorle pelate tostate e tritate grossolanamente
180 g di sciroppo o malto di riso
50 g di mandorle sgusciate (ancora con la pellicina)
la buccia di un limone bio, grattugiata
1/2 c di vaniglia in polvere
1/2 c di sale fino
2 C di farina di lino
  1. Riscaldare il forno a 170° e ungere accuratamente una teglia bassa rotonda, d. 26/28 cm.
  2. Versare le farine in una ciotola capiente assieme alle mandorle tritate, mescolando con le mani.
  3. Unire la margarina a pezzetti, il sale, la vaniglia, la buccia di limone e, per ultimo, il malto o sciroppo di riso.
  4. Mescolare con la punta delle dita, molto velocemente, fino ad amalgamare gli ingredienti ottenendo una consistenza granulosa e sabbiosa.
  5. Versare metà del composto, nella teglia preparata e premere delicatamente con il palmo delle mani, per compattare il fondo, poi unire il rimanente impasto, distribuendolo in modo omogeneo e premendo leggermente, senza eccedere.
  6. Distribuire le rimanenti mandorle con la buccia, premendo delicatamente affinché affondino nell'impasto, poi infornare e cuocere per 50 minuti.
  7. Lasciare raffreddare completamente e servire la sbrisolona in un piatto da portata, spezzandola a tocchi con le mani e accompagnando da una salsa al cioccolato oppure da liquore o vino liquoroso a piacere.
  

martedì 15 aprile 2014

TRADIZIONI ... GHIOTTE

Cucinare piatti gustosi diventa molto semplice 
quando ci si ispira alla tradizione ... la cucina italiana è ricca di pietanze che diventa facile trasformare in versione vegetale.
Persino un piatto siciliano a base di pesce spada, trova la sua golosità utilizzando il tofu .... ecco qua la solita ricettina semplice semplice .... ma .... ghiotta ghiotta


TOFU ALLA GHIOTTA

400 gr. Di tofu naturale 
Olio extravergine di oliva q.b. + 30 gr.
2 C di capperi piccoli dissalati
1 cipolla media 
2 C di tamari 
1 costa di sedano con le foglie
Una manciata di olive verdi denocciolate
80 gr. Di vino bianco secco
300 gr. Di passata di pomodoro grossolana
Sale e pepe q.b.
1 C abbondante di alghe wakame ammollate e tritate
  1. Tagliare a fette il tofu,con uno spessore di 1/2 cm.
  2. Spennellarle con tamari e olio e sistemarle in un cestello per cotture a vapore.
  3. Versare in un tegame che abbia lo stesso diametro del cestello, un trito ottenuto  con cipolla e sedano, aggiungere l'olio, un pizzico di sale e rosolare per 3 minuti, poi aggiungere i capperi dissalati e le olive.
  4. Unire il vino e cuocere per 3 minuti, mescolando.
  5. Aggiungere la passata di pomodoro, le alghe tritate, salare e pepare a piacere, mescolare e spalmare le fette di tofu con un paio di cucchiai del condimento, poi sistemare il cestello sopra il tegame,coprire con un coperchio e cuocere per 15 minuti.
  6. Servire le fette di tofu coprendole con la salsa ghiotta e spolverando con prezzemolo fresco tritato.

venerdì 30 agosto 2013

UN PIATTO DEL RICORDO ... LE MIE RADICI PROFUMANO DI UVE MANTOVANE

Parlando dell'uva americana, qualche giorno fa, ho citato un dolce rustico e antico che è il Sùgolo Mantovano.
Una preparazione che profuma di vendemmia, perché è proprio una di quelle ricette create dalle massaie per deliziare la famiglia a costo quasi zero, preparato con ingredienti semplici e sempre disponibili nella dispensa di campagna.
Un dolce che si cucinava solo nei mesi di settembre e ottobre proprio perché l'ingrediente principale era il mosto di uva ma che, in origine, era preparato con la crepàda ovvero con l'uva cotta sul fuoco, finché spaccava i suoi chicchi rilasciando le sostanze tanniche e il loro profumo e colore inebriante ....
Veniva poi filtrata e addizionata con farina di grano setacciata e cotta nel camino o sulla stufa economica in grandi paioli di rame, a cui si aggiungeva una chiave di ferro per neutralizzare gli eventuali effetti tossici dell'ossidazione nella pentola .... altro che periti chimici neh ?
Il Sùgolo veniva poi distribuito nei piatti fondi o nelle ciotole e lasciato raffreddare all'aria, permettendo così la formazione di una delle chicche di questo budino: la pellicina in superficie, tanto aborrita nella cucina dei più, stavolta rende il piatto perfetto :D
Si preparavano e si conservavano in dispensa o in cantina (i frigoriferi non erano ancora nemmeno un'idea) coperti solo da un velo per preservarli dagli insetti golosi che magari gironzolavano in zona.
Cristalli che si formano in superficie sono solamente una trasformazione naturale degli zuccheri che si agglomerano e risalgono in superficie, così come il "pelouche" delle muffette bianche che si formavano in superficie e che venivano debitamente accantonate prima di consumarlo senza tante storie .... ma che erano segni della fermentazione vitale che cominciava .... le ricette del ricordo sono un tuffo nella vita verace e naturale ..... un viaggio che affonda i suoi passi nelle radici delle tradizioni di famiglia ... di quella famiglia grande e semplice che era l'umanità .... 
E visto che siamo ancora in tempo di vacanza ho deciso di intraprendere, anche per quest'anno, la consueta passeggiata nel

SUGOLO MANTOVANO
dosi per 4 - 8 persone

500 gr. di acini di uva americana
80 gr. di farina 0 o di amido di mais per intolleranti al glutine
un pizz. di sale
  1. Lavare accuratamente gli acini e scolarli, poi versarli in un tegame con fondo pesante e cuocere su fiamma vivace per pochi minuti, mescolando, finché gli acini si spaccheranno.
  2. Trasferire il composto in un passaverdure con il disco a fori piccoli o in un colino a maglie fitte e passare l'uva scottata per eliminarne semi e buccia eccedente.
  3. Versare la farina o l'amido nel tegame usato precedentemente e stemperare con una tazza di purea di uva; unire tutta la frutta, il pizzico di sale e portare a bollore cuocendo per 10 minuti circa se si utilizza farina e per 4 minuti se si utilizza l'amido.
  4. Distribuire il budino in bicchieri, ciotole, fondine ... quello che si ha a disposizione, coprire con un canovaccio o un telo e lasciare raffreddare a temperatura ambiente per almeno 4 ore.
  5. Trasferire in frigorifero se vogliamo conservarli a lungo.
PS: La preparazione in origine non prevede l'aggiunta di zuccheri perché sfrutta la dolcezza dell'uva che dovrebbe sempre essere di tipo moscato. A necessità si può addolcire con qualche cucchiaio di sciroppo di riso .... io lo preferisco verace.
Anche per quanto riguarda la modalità di servirlo mi piace usare bicchieri o ciotole e piatti anche diversi fra loro .... bando ai servizi fini e abbinati ... siamo in piena campagna.

NB: Ho visto servirlo, in alcuni casi, come un budino accompagnato da creme pasticcere e altro .... ritengo sia un peccato trasformare ricette così antiche.
Ogni salsa o crema con ingredienti diversi dall'uva fragola, andrebbe ad alterare il gusto di questo frutto "peccaminoso" ... sarebbe u po'  come mettere la panna in un bicchiere di buon vino novello ;) 
Se proprio voglia arricchire il sùgolo lo accompagneremo con una bella sbrìsolona .... che mi sa diventerà una dei prossimi post !!!

sabato 10 marzo 2012

A' PIZZA CA' SCAROLA ..... (PIZZA CON LE SCAROLE)

In effetti, la pizza con le scarole è un cavallo di battaglia della cucina napoletana, cucina dalle origini antiche ed eclettiche, a causa delle diverse invasioni subite da popoli con svariate tradizioni, spaziando come base dalle influenze greche e romane e, col trascorrere degli anni, trasformandosi con l'aggiunta delle erbe profumate con il dominio degli Angioini che arrivarono dalla Francia e appesantendosi con gli Aragonesi che esportarono nella tradizione culinaria napoletana, fritture e carni grasse .... cucina estremamente ricca o estremamente povera si stabilizza infine su ingredienti semplici ma gustosi come i cereali, i legumi, il pesce e le verdure creando piatti gustosi.
La pizza con le scarole è un tipico piatto che si consuma alla Vigilia di Natale .... ma è un vero e proprio fiore all'occhiello in qualsiasi momento dell'anno .... questa è una mia versione senza cottura al forno, metodo che utilizzo quando non ho organizzato più piatti da cuocervi per ottimizzarne i consumi con l'accensione :))
La ricetta può essere preparata utilizzando gli "avanzi" della scarola 'mbuttunata qui , oppure preparando la farcitura appositamente per la pizza.


PIZZA CON LE SCAROLE SPADELLATA

600 gr. di farina 0
20 gr. di lievito di birra fresco
2 C di olio extravergine di oliva
1 C di sciroppo/malto di riso
10 gr. di sale fino marino
350 ml. circa di acqua tiepida

1 scarola lavata e tagliata a pezzettoni
una manciata di olive nere (di Gaeta)
2 c di origano essiccato
sale e peperoncino q.b.
1 C di uvetta passa
1 C di pinoli
1 C di capperi dissalati
se consumate pesce 2 o 3 filetti di acciuga altrimenti un pizzico di alghe nori in fiocchi
3 C di olio extravergine di oliva
2 spicchi di aglio tritati 
prezzemolo tritato q.b.
  1. versare in una ciotola capiente la farina.
  2. sciogliere in poca acqua il lievito di birra, poi versarlo nel centro della farina, proseguendo con la rimanente acqua (poca alla volta) e il malto.
  3. Quando l'impasto comincerà a "stracciarsi" aggiungere il sale e l'olio, mescolando sempre con un cucchiaio di legno.
  4. Impastare velocemente con le mani, fino ad ottenere un panetto omogeneo e morbido: la consistenza non dovrà essere troppo dura, ma nemmeno appiccicosa.
  5. Coprire con un telo umido e lasciare riposare al caldo per almeno 4 ore.
  6. Nel  frattempo versare in un tegame l'olio assieme all'aglio, lasciare rosolare con un pizzico di sale poi unire uvette, olive, pinoli e capperi, peperoncino e acciughe o alghe nori, lasciare cuocere per 1 minuto mescolando con un cucchiaio di legno, nfine versare la scarola; regolare di sale, coprire e lasciare cuocere per 5 minuti circa, finché si sarà ammorbidita, poi scoprire il tegame e proseguire  afuoco medio alto la cottura per qualche minuto, finché il liquido sarà evaporato.
  7. Dividere in due o più pezzi l'impasto (secondo il diametro che vorrete dare alla pizza), ma sempre in numero pari, stendere i dischi separatamente con le mani unte di olio, distribuire sulla metà la scarola cotta, spolverare con il prezzemolo tritato, poi coprire ogni disco farcito con i rimanenti.
  8. Riscaldare una padella su fuoco medio, appoggiarvi la pizza, abbassare e lasciare cuocere per qualche minuto, finché la base diventerà dorata e l'impasto sarà cotto.
  9. Girare sull'altro alto aiutandosi con una paletta da cucina e proseguire fino a doratura.
  10. Continuare con questo metodo fino ad esaurimento delle pizze.
  11. Ottime sia calde che a temperatura ambiente. E' possibile anche congelarle per conservarle più a lungo e in caso di "emergenza"......... sarà sempre buona ..... proprio come 'nu bbabbà :))